Visita alla Bsp di Latina, pieno sostegno alla sperimentazione degli anticorpi monoclonali

Ho effettuato ieri una nuova visita alla Bsp Pharmaceuticals di Latina, che da mesi produce i monoclonali con cui tanto negli Usa quanto in Germania si sta combattendo il Covid. L’Italia inspiegabilmente aveva scartato un’arma così potente contro il virus, che se somministrata nelle prime 72 ore dall’insorgere dei sintomi sta evitando le ospedalizzazioni e dunque i casi più gravi della malattia.
Il 3 febbraio l’Agenzia italiana del farmaco, dopo che era stata ignorata l’offerta di sperimentare gratuitamente quegli anticorpi, ha fatto marcia indietro e Bsp appare destinata a produrre gli stessi monoclonali anche per l’Italia. Per arrivare a un simile risultato oltre un mese fa avevo presentato un’interrogazione e sono soddisfatto che grazie anche a quella mia spinta oggi il nostro Paese possa usufruire di un efficacissimo strumento in più nel contrasto alla pandemia. Arriviamo in ritardo, in Europa più tardi della Germania, ma ora l’importante è partire ed evitare che le terapie intensive tornino a esplodere di pazienti Covid. L’importante è ridurre il più possibile i decessi.
E i monoclonali messi a punto dall’azienda farmaceutica americana Eli Lilly, per conto della quale produce Bsp, nel corso della sperimentazione è stato appurato che fanno calare del 70% i decessi. Oggi si recherà in questo stabilimento anche il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, e a quanto pare dovrebbero essere ufficializzati i termini dell’accordo sui monoclonali tra le autorità sanitarie italiane e la Lilly.
Bsp, come sottolineato dal suo presidente e amministratore delegato Aldo Braca, è pronta e si conferma un’eccellenza per l’Italia, in un distretto farmaceutico, quello pontino, che deve essere valorizzato, partendo dalla ricerca e dall’Università, con corsi di specializzazione post universitari, offrendo un percorso di studi altamente professionalizzante dove sono già attivi corsi di laurea in chimica farmaceutica.
Per troppo tempo i soldi pubblici sono stati spesi per cercare di tenere a galla industrie con sistemi ormai arretrati e fuori mercato. Le risorse vanno impiegate per l’innovazione, la ricerca e per formare intelligenze di cui aziende come Bsp hanno bisogno.
Tale società sta tra l’altro investendo molto sui giovani del Meriodione e creare una specializzazione collegata a una realtà del genere è rendere concreta la possibilità di restare a Sud. Mi impegnerò in prima persona affinché venga raggiunto tale risultato e affinché il distretto farmaceutico dello stesso Lazio diventi da questo momento in poi un volano per l’economia del territorio.
La nostra regione sta diventando infatti un hub anti-Covid e tale patrimonio non va sprecato. Oltre alla Bsp, c’è la Irbm di Pomezia, impegnata sul fronte dei vaccini sin dalle prime ricerche, insieme allo Jenner Institute di Oxford e all’azienda AstraZeneca.
Uno degli stabilimenti italiani che dovrebbero produrre i vaccini di Pfizer e Moderna, al fine aumentare le forniture, è stato inoltre sempre individuato nel Lazio, come confermato dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, e al progetto di sviluppo della fase clinica dei monoclonali sviluppati da Toscana Life Sciences sta poi partecipando la Menarini di Pomezia, dove è in corso proprio la sperimentazione.
A occuparsi infine dell’infialamento del vaccino di Astrazeneca è lo stabilimento di Anagni della multinazionale Catalent. Risorse che, al di là della pandemia, diventano preziose in un territorio che come altri, e in alcune zone più di altri, sta soffrendo la crisi economica generata dall’emergenza coronavirus.
La politica non può limitarsi all’ordinaria amministrazione, deve avere una visione, dei progetti, anche dei sogni. E il mio sogno è far sì che simili realtà non siano più tanto corteggiate all’estero quanto ignorate in Italia