Il decreto Carige è legge, mai più risparmiatori truffati

Oggi abbiamo posto un argine alle truffe bancarie nei confronti dei piccoli risparmiatori. Poco prima delle 13 con 461 SI, 27 NO e due astenuti l’aula della Camera ha approvato il sosteno pubblico fino a 1,3 miliardi di euro per il rafforzamento di banca Carige. Siamo intervenuti tempestivamente come ho sottolineato nel mio discorso in aula.
“Onorevole presidente, Colleghi
Giusto Novant’anni fa, con il crollo dei titoli nelle principali borse mondiali, prendeva avvio la crisi del ’29. La commistione tra banca di credito tradizionale e banca speculativa ha affondato gli istituti di credito che avevano “in pancia” niente più che cartastraccia.
Le ragioni di quella crisi, che influenzarono anche la ben nota Teoria Generale di John Maynard Keynes ed il convincimento dell’utilità di misure atte a rafforzare lo “Stato sociale”, si sono ripetute nel tempo in una spirale vichiana che ha visto in gioco strumenti finanziari sempre più complessi. Tra questi anche la cartolarizzazione di crediti inconsistenti, come nella vicenda dei mutui subprime.
La discussione che ci accompagnerà verso l’approvazione del Dl Carige è figlia anch’essa di una serie di vicissitudini bancarie che hanno distrutto la vita di migliaia di persone perbene. Oggi vi poniamo rimedio mettendo i risparmiatori al primo posto. Nessuno di loro sta riempiendo piazze o meditando atti autolesionistici. Come mai? Semplice: nessuno dovrà rinunciare ad un solo euro
L’azzeramento dei valori in possesso di azionisti ed obbligazionisti avvenuta per 4 banche popolari sotto il governo Renzi ha influito negativamente, almeno in un caso accertato, su una scelta suicida. Nubi altrettanto fosche hanno coinvolto coloro che avevano interessi nelle due banche venete, le cui crisi sono state oggetto di intervento da parte del governo Gentiloni.
Siamo intervenuti prima che banca Carige scivolasse nell’insolvenza. A noi il compito di cambiare registro.
Non dovrà più ripetersi che un’azione passi da 11 euro – questo era il valore nel 2013 – a 0,0080 euro (8 millesimi di euro) come è avvenuto sotto gli occhi dei governi che ci hanno preceduto.
Non dovrà più ripetersi che una banca – come avvenuto sempre nello stesso anno – chiuda un bilancio in negativo per 1,78 miliardi, che un presidente faccia il bello e cattivo tempo per oltre vent’anni concludendo la sua carriera con l’accusa di associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata alla perpetrazione di truffe ai danni di banca Carige e di Carige Vita nuova. Le cronache attribuiscono un maneggiamento di 22 milioni di euro.
Non ci saranno più attese supine di fronte ai 546 milioni di perdite del 2014, 130 nel 2015, 296 nel 2016, 388 nel 2017, 189 nel 2018, dato questo riferito al terzo trimestre.
Dal 2012 al 2018 le rettifiche sui crediti hanno lambito i 3,6 miliardi e costretto a tre aumenti di capitale: circa 800 milioni nel 2014, 850 milioni nel 2015, fino ad arrivare all’ulteriore capitalizzazione da 560 milioni nel 2017.
La storia più recente ha visto la famiglia Malacalza, azionista con il 10,5%, salire fin oltre il 20% e tra il 2017 ed il 2018 un’emorragia di depositi. Vi ha posto riparo, come auspicato dal governo Conte, il fondo interbancario di tutela dei depositi attraverso la sottoscrizione di un prestito subordinato da 320 milioni di euro,
Per fare fronte a questo prestito c’è bisogno di un nuovo aumento di capitale da 400 milioni, ma l’azionista di riferimento si rifiuta di fare la sua parte. Il proprio di famiglia ha ricordato che i propri assistiti hanno già investito 400 milioni di euro in varie operazioni di salvataggio nel recente passato. Il no dei Malacalza ha provocato dimissioni a catena con conseguente decadenza del cda. Il 2 gennaio 2019 la Vigilanza Bce ha commissariato Banca Carige.
Se ci sarà intervento pubblico questa volta sarà per nazionalizzare Carige, mentre in passato si sono ripulite le banche in crisi con i soldi pubblici per svendere le parti buone (“good bank”) ad altre banche private. Tre delle quattro banche Popolari sono state regalate ad Ubi Banca, che le ha pagate la bellezza di 1 euro, mentre le due Venete sono andate a Banca Intesa, sempre ad 1 euro. Addirittura Intesa ha ricevuto 5 miliardi di euro dei contribuenti per non correre alcun rischio dopo l’acquisizione dei crediti sani delle due Venete e per mantenere intatti i requisiti patrimoniali.
Paradossalmente le crisi recenti presentano un corto circuito proprio in quello che rappresenta lo strumento classico dell’attività bancaria: la concessione di credito. La leva creditizia unico strumento di approvvigionamento di capitali fino all’avvento della disintermediazione, è stata vanificata in Italia non solo dalla speculazione. La governance di alcune aziende è stata condizionata, purtroppo, da una leva molto meno nobile: quella politica, intesa in senso deteriore.
Il risultato finale è stato l’esplosione dei crediti deteriorati e la necessità di smaltirli (troppo) velocemente a causa dei vincoli europei in merito
Ma qui purtroppo non siamo davanti ad un quadrifoglio in mezzo ad un campo di trifogli. Carige è solo l’ultima banca entrata in crisi negli ultimi anni, dopo le quattro banche popolari salvate nel 2015, Mps ricapitalizzata a fine 2016 e le due banche venete salvate nel 2017. Per evitare che succeda di nuovo, occorre rendersi conto dei fattori che hanno fatto diventare il nostro sistema bancario nazionale quello più fragile d’Europa, mentre nel 2008 era tra i più sani.
In primo luogo le politiche di austerità iniziate nel 2011 dal Governo Monti e portate avanti servilmente dai governi Pd, come richiedevano i vincoli di bilancio europei. Il crollo della domanda interna e dell’occupazione che ne è seguita ha prodotto fallimenti a catena ed insolvenze che hanno creato il mostro dei crediti deteriorati (sofferenze, incagli, inadempienze). Dal 2012 il rapporto tra crediti deteriorati e impieghi delle banche sale esponenzialmente.
Un secondo contributo viene dall’asimmetria della vigilanza unica europea, che ignora i titoli illiquidi di livello 2 e 3 di cui sono piene le maggiori banche francesi e tedesche (Deutsche Bank su tutte) e si concentra esclusivamente sui crediti deteriorati che a causa dell’austerità colpiscono soprattutto le banche italiane
Infine, la gestione politica del credito, che espone le banche verso grandi debitori spesso non meritevoli di credito. La mancata restituzione di questi crediti provoca ulteriori buchi nei bilanci bancari che vengono scaricati su tutti i risparmiatori della banca attraverso il “bail-in” o il “burden sharing”
I primi due fattori spiegano perché sia tutto il sistema bancario italiano a soffrire, e non solo qualche banca isolata e malgestita. In questo contesto già sfavorevole per il nostro sistema creditizio sta tornando anche la recessione, dato che la congiuntura internazionale positiva del periodo 2014-2017 ha lasciato il posto alle tensioni commerciali Usa-Cina, al rallentamento cinese e della locomotiva tedesca, all’opzione sempre più concreta di una Brexit traumatica per l’Unione Europea.
Se la borsa italiana da maggio ha perso il 25%, il comparto bancario in particolare ha perso il 40%. Un ruolo centrale lo sta giocando la normativa europea, che continua a irrigidire le condizioni sui crediti deteriorati imponendo ad esempio ad Mps di svalutare al 100% non solo i crediti deteriorati del passato, ma anche quelli di nuova formazione.
Al tema crediti deteriorati si affianca anche quello sui nuovi requisiti MREL (Minimum Requirement for ownfunds and Eligible Liabilities) decisi sempre in sede europea. Si tratta di un cuscinetto di titoli soggetti a bail-in che le banche europee devono costruire e conservare per rispondere ad eventuali situazioni di crisi.
All’aumento della reputazione potrebbe a ragion veduta corrispondere una minore operatività.
Ad un quadro esogeno ed endogeno così complesso che abbiamo ereditato insieme a crac, azzeramenti di risparmiatori e mancati risarcimenti, abbiamo reagito senza infingimenti:
1) prima di tutto abbiamo moltiplicato per 15 il ridicolo Fondo risparmiatori del governo Gentiloni. 1,5 miliardi stanziati nella Manovra del Popolo andranno agli azionisti e agli obbligazionisti colpiti proprio da chi oggi vuole darci lezioni
2) siamo intervenuti tempestivamente su Carige, evitando guai molto peggiori. Se basteranno 300 milioni di garanzie pubbliche bene, se servirà la ricapitalizzazione della banca ligure lo Stato ne diventerà proprietario. Niente regali ad altre banche private sulle spalle di risparmiatori e contribuenti. Se lo Stato mette i soldi in una banca = i cittadini diventano proprietari. E’ questa la nostra unica equazione.
3) abbiamo approvato in commissione un emendamento al decreto Carige (prima firma Giovanni Currò) che impone al Ministero dell’Economia di pubblicare i nomi dei debitori di Carige di una certa dimensione che sono diventati insolventi. Ogni 4 mesi una relazione con questi nomi dovrà essere presentata alle camere. Chi ha avuto accesso al credito senza merito, ma per legami politici, non rimarrà più nell’anonimato. I manager colpevoli devono pagare.
4) altri emendamenti decisivi, che rispondono a battaglie storiche del M5S in tema di banche, saranno ripresentati nei prossimi provvedimenti. Ci riferiamo all’inasprimento pene per reati bancari, al tetto al compenso dei manager di banche partecipate dallo Stato, alla cauzione da parte dei manager per riparare eventuali futuri danni nella gestione della banca, alla trasparenza su crediti deteriorati. Impediremo le “porte girevoli” tra vigilanti e banche vigilate.
5) Contiamo, come annunciato dal vice premier Luigi Di Maio, di separare una volta per tutte le funzioni delle banche d’investimento speculativo da quelle delle banche di credito ordinarie. Con il “Glass Steagall Act” si avvicina la fine della banca universale che ha creato danni immensi alla stabilità finanziaria internazionale.
Infine ed è questo a mio avviso il punto più importante, l’Unione Europea non può funzionare a corrente alternata. Ci batteremo negli organismi competenti per riformare il sistema di vigilanza bancaria unica e per completare l’unione bancaria: o si introduce il cosiddetto “terzo pilastro” ovvero la garanzia comune europea sui depositi, o il sistema attuale, incompleto, svantaggia il nostro sistema creditizio, perché si limita a vigilare in maniera asimmetrica sulle banche europee e a “risolvere” le crisi bancarie con il cosiddetto “bail-in”, colpendo indiscriminatamente risparmiatori grandi e piccoli.
LE BANCHE ITALIANE SI DEVONO CONCENTRARE SUL LORO RUOLO DI MOTORE DELLO SVILUPPO A LIVELLO LOCALE, NAZIONALE ED INTERNAZIONALE. FUORI LA POLITICA DALLE BANCHE, DENTRO I RISPARMIATORI.”

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